IL DONO LO RICEVIAMO NOI
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Eccomi qua anche questa mattina armato di buona lena (forsesarebbe più appropriato dire "di buona vena") e con la faccia ancora accarezzata da qualche traccia del cuscino, pronto a farmi succhiare unpò di sangue dagli Amici Vampiri dell'AVIS, oggi come ormai da più di dieci anni da quella prima timorosa donazione rimastami stampata e riposta nel cassetto dei ricordi.
Era il 1° novembre, non a caso il giorno che si va a rendere omaggio ai propri cari defunti, edio allorafresco maggiorenne con il mio amico Umberto decidemmo di sentirci più utili verso chi è meno fortunato di noi, così ci recammo all'AVIS.
Ricordo di essere stato accolto da una vera famiglia eppure non conoscevo nessuno ma già ero trattato come un amico dai
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volontari dell'AVIS, si potrebbe parlare di un patto di sangue tra noi donatori, sembra una battuta visto l'argomento ma è proprio così, quello che ci accomuna è il solo fatto che facciamo lo stesso gesto, ma lo facciamo con serenità e consapevolezza del significato che racchiude a questo ci porta ad essere l'uno vicino all'altro.
L'immagine che mi è rimasta impressa quel giorno tra le tante icone che addobbavano le pareti è quella del donatore che, con la faccia girata dall'altra parte, lascia scivolare il proprio sangue verso il polso di un'altra persona. Quell'immagine l'ho fatta mia perchè fa capire la meraviglia di questo gesto, noi nonsapiiamo a chi arriverà il nostro sangue, non stiamo aiutando un nostro caro, non importa chi sia, comunque lo stiamo aiutando ed anche se non possiamo sentire il suo grazie, sappiamo che in una stanza di ospedale qualcuno starà meglio e forse a denti stretti lo sussurrerà quel grazie.
L'unico sacrificio posso dire ironicamente che è dovuto alla mancata colazione come primo gesto dopo la sveglia, sacrificio laragamente ricompensato con la colazione offerta dai volontari dell'AVIS ma nonc'è altro sforzp se non di fare un grosso regalo a qualcuno.
Infatti il Dono lo riceviamo noi, posso dire a mio modesto parere che nostro Signore ci ha delegato alla slvaguardia del suo compito più importante: il "Dono della Vita"e dobbiamo essere fieri di questo e della fortuna che abbiamo nel non averne bisogno noi di questa linfa vitale.
Non mi resta quindi che ringraziare l'AVIS per la possibilità che ci da di aiutare chi è meno fortunato di noi e per come lo fa, infondendo in noi il vero spirito di volontariato così come lo ha sempre voluto e praticato una figura a me cara, il nostro caro Presidente Oreste barboni a cui va questo mio piccolo omaggio.
Emanuele Bragato
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