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La città era stupenda, dal mare si estendeva fino ai piedi della collina in un susseguirsi incessante di vigneti ed alti eucaliptus. Scrutando l'orizzonte si vedeva maestoso il monte che aveva fatto sognare Ulisse, il regno della maga Circe. Il tavolo era sempre lo stesso, solo gli scogli lo dividevano dai flutti. Seduto, intento a guardare lo scintillante mare un uomo, aveva una settantina d'anni, la fronte segnata da qualche ruga, pochi capelli bianchi, due occhi celesti che sembravano due macchie rubate al cielo. Sembrava parte del paesaggio, le mani forti e callose intente a girare lentamente il cucchiaino in una tazzina fumante di nero caffè, il corpo guarnito in un elegante vestito blu scuro. Alle sue spalle altri tavoli, appendici di un localino molto rustico, e molto caratteristico, il nome spiegava le sue origini, "caffè lo scoglio". Le pareti erano coperte da legno, sembrava ciliegio, e qua e la erano ornate da reti di pescatori e grandi conchiglie. Dei quadri rappresentanti scene di pesca d'altura completavano l'arredamento. |