Di BRAGATO EMANUELE
Agosto, ore 2:00, il temporale aveva terminato la sua rappresentazione, lasciando finalmente al silenzio al proprio lavoro notturno. Ora tutto era calmo,sistemai il cuscino, mi misi su un fianco e fui subito rapito dai sogni.
Dopo forse mezz'ora un suono lontano mi fece ricatapultare nella realtà, sembrava come se qualcuno stesse giocando con il telecomando della TV. Il suono crebbe d'intensità, solo quando fui del tutto sveglio capii che non era un film poliziesco ma la sirena di un'ambulanza che scandiva ora a gran voce il suo veloce procedere alla consueta destinazione.
Mi affacciai al balcone, l'aria era ancora molto umida ma sembrava che anche il vento si fosse fermato per seguire l'ambulanza.
Ora riuscivo a distinguere anche le luci dei lampeggianti, ed ecco affrontare l'ultima curva prima di attraversare la stradina d'ingresso per il pronto soccorso.
Gli infermieri del 118 si precipitarono fuori e presero la barella poi trasformata in lettino ed iniziarono la corsa verso le sale operatorie. Sì, fu proprio una corsa in auto a fare del povero ragazzo il prossimo cliente dell'ospedale, ma questa volta si correva per la vita.
Nessuno dubitava della bravura e professionalità dell'equipe medica ma la situazione era grave, l'emorragia non si voleva arrestare, quindi oltre alle persone serviva un altro fattore per scongiurare il peggio, il fattore sangue.
Prontamente furono fatte le analisi per accertare il suo gruppo sanguigno, bisognava fare in fretta, ma medici ed infermieri ormai erano ahimè fin troppo abituati a questo tipo di situazione e quindi tutto fu fatto senza sbavature.
Il poveretto era immobile su quel letto della sala operatoria, sembrava dormisse come sicuramente la maggiorparte delle persone visto l'ora, ma lui non attendeva la sveglia che gli avrebbe annunziato l'inizio di un nuovo giorno di lavoro. La sveglia di cui aveva bisogno era il suo cuore, non doveva mollare ma i suoi battiti rallentavano ancora, era tanto i sangue che aveva perso.
I medici erano al lavoro, ad un tratto sembrò come si volesse destare, sembrava incuriosito.
Stava sognando, eppure si trovava sempre nello stesso luogo ma adesso lo poteva vedere bene, poteva vedere anche quanti si stavano adoperando per salvargli la vita. Poi entrò altra gente, ma non erano dottori, erano vestiti normalmente, c'era anche una giovane di 18 anni, non poteva essere laureata. Si misero tutti alle sue spalle e scoprirono uno delle due braccia. Il ragazzo non capiva, che ruolo avevano, perché erano lì, ma poi vide che da quelle braccia cominciò a scendere del sangue, lo stesso sangue che aveva riempito la sua macchina un'ora prima.
Ora capiva perché erano lì, sentiva il suo cuore riprendere vigore, i battiti tornarono lentamente ad aumentare, si sentiva meglio ma era pieno di angoscia, non riusciva a distinguere i loro volti erano come criptati, i resto del corpo era nitido ma il viso no, gli chiese i loro nomi ma questi non risposero, poi consumato dallo sforzo tornò a dormire.
Nel primo pomeriggio aprì per la prima volta gli occhi dall'incidente, si trovò in una piccola stanza bianca in compagnia di grossi macchinari e si sforzò di ricordare cosa fosse accaduto in quella lunga notte. Rivide i momento dello schianto e poi buio, fermò il fiato, "Chi erano?".
Sì, chi erano quelle persone che gli hanno ridato la forza di vivere, avrebbe voluto ringraziarli ad una ad una ma non poteva, non conosceva nulla di loro, neanche i loro volti, sicuramente però sapeva che stavano condividendo con lui la gioia del suo risveglio.
Drinn…Drinn…Interruppi il mio sonno svegliato dal mio gallo elettronico e subito azzerai di cosa avevano argomentato i miei sogni, pazienza mi dissi. Appena fui in grado di leggere sua sveglia vidi che erano già le otto, bene è ora di andare all'AVIS.
Scarica l'intero documento